I nuovi (acefali) Balilla
Negli ultimi mesi, ma soprattutto negli ultimi giorni, si sente molto parlare degli Indignados, o all’italiana degli Indiganti. In fondo, è un semplicissimo movimento di protesta che vuole dei cambiamenti importanti, vuole combattere la crisi e l’immobilismo attuale.
Normalmente questo genere di movimenti di protesta nascono dai più giovani, in fondo hanno più energia, molto più da perdere e una testa molto più libera degli adulti fatti finiti, dei più anziani o comunque delle persone più grandi e più anziane. Basti pensare al ’68 o a Piazza Tiananmen per fare due esempi relativamente recenti. Gli studenti sono da sempre il fuoco delle grandi rivolte e delle grandi rivoluzioni, semplicemente perché sono meno corruttibili, meno stabili e non hanno ancora subito quel “lavaggio del cervello” che prima o poi tocca a tutti noi. In fondo, è normale che con l’età si perda un po’ di voglia di cambiare tutto, che si voglia entrare nei ranghi, che ci si voglia dedicare a qualcosa di più tranquillo.
Per gli Indigandos, non è poi stato così. Colui che ha ispirato il movimento di protesta è un ex-partigiano (!!) francese di 93 anni, Stéphane Hessel, in cui i più giovani hanno trovato ispirazione per cominciare ad occupare tutte le piazze. Questo elemento è molto particolare e mette in luce come oggi tra i più giovani stia mancando la capacità di fantasticare, di inventare, di trovare nuove idee e spingerle, cioè i più giovani sembrano aver perso quel fuoco che invece i più grandi sembrano aver conservato. D’altronde, quando viene intervistato un giovane per strada, nella maggior parte dei casi risponde: “Io sono apolitico” o “Non mi interesso di politica”. E in fondo, gli indignados sono per lo più persone attorno ai 30, se non 40 anni.
In sostanza, i giovani non si inventano più ideologie, non sembrano più credere ad un futuro migliore, sembrano abbandonarsi alla TV, a facebook, al calcio e alle serie TV americane. Così, oggi sembra tutto plastificato, tutto dominato dalla TV e dalle soubrette, dalle mode da facebook (o semplicemente da internet), tutti hanno lo stesso telefono o quasi, tutti si vestono alla stessa maniera o quasi, tutti hanno visto lo stesso svarione dello stesso portiere su facebook e anche la sera si discute di quello. In fondo così abbiamo tutti la testa più leggera, possiamo dedicarci alle nostre attività, ai nostri studi, alle nostre attività, ai nostri piccoli egoismi, al nostro lavoro. E i più giovani possono dedicarsi alle mode, tre giorni in piazza a darsi delle arie e a seguire “qualche vecchietto”, poi si torna alla TV, a facebook, a internet.
Ora pensate a quale tipo di organizzazioni politiche e governative spingeva per rendere tutti uguali e tutti con le stesse idee, per omologare tutto, per far abbassare la testa ai cittadini, per eliminare chi ragiona in modo troppo diverso e per lanciare slogan quali “Il lavoro rende liberi”, poi rispondete a questa domanda: “Si sta creando una nuova generazione di Balilla acefali?”